Coppola, Massimiliano, Il Meridiano 2015

Things that Happen, and Things that Are Done. On Beginnings and Matter. Servizio di Massimiliano Coppola

20.12.2014 - L'artista nella personale dal titolo "Le cose che accadono, e le cose che vengono fatte. Sugli inizi della materia" , inaugurata l'11 dicembre nella sede della Fondazione Morra Greco, espone una serie di recenti lavori e installazioni site-specific. Petra Feriancova realizza delle opere che dialogano con il passato (testi di autori antichi del VI e IV secolo A.C.) e il presente (oggetti artigianali e di vita quotidiana). Un ordine cosmico e terreno, brevi frammenti di composizioni, riferimenti espliciti alla sua storia personale, autobiografica e alla storia della collettività, paesaggi vicini e lontani, spazi reali e surreali. Continuo e discontinuo è il rapporto dialettico della Feriancova tra il sacro e il profano, il sacro coincide con la vera realtà, e il profano coincide con l'irreale, questo processo dialettico sacro/profano, ci riconduce al pensiero filosofico dello scrittore romeno Mircea Eliade (Le sacrè et le profane, 1965), secondo cui le strutture psichiche umane permangono in ogni epoca storica e in ogni cultura, e vede una riscoperta del sacro anche nella vita contemporanea. Lo spazio sacro e profano, il tempo e il mito, il cosmo e la natura interagiscono in queste complesse installazioni.

Piano Terra - Nella prima sala a pian terreno sono appesi sulle due grandi pareti dello storico Palazzo della Fondazione, stralci di testi, lettere, riviste, libri, estrapolati e messi lì senza un ordine logico; in realtà, l'ordine lo dobbiamo trovare in noi stessi sembra suggerirci l'artista; anche questo è un modo di comunicare per Petra. Le due pareti piene di fogli si confrontano in un dialogo, cui non possiamo sfuggire. Siamo di fronte ad una ricerca di tipo antropologico, si possono leggere notizie relative: a riferimenti a fatti storici, politici, cose e animali, fauna, che invece di indicarci un percorso, ci aprono la mente e ci proiettano verso saperi universali o enciclopedici. La raccolta di scritti o di oggetti, è un modus operandi, qui non esiste una sorta d'indice, una bibliografia, è un viaggio interiore quello di Petra, e così lo spettatore si sofferma sul dato più vicino alla propria sensibilità. Nella seconda sala s'intravede un rotolo di carta steso sul pavimento, dove sono poggiati dei calchi di terracotta, una stanza appena illuminata dalla luce di un video in bianco e nero, che sembra logorarsi, realizzato con tecniche amatoriali e immagini semplici.

Piano superiore - La narrazione continua nelle quattro sale del piano superiore, narrare e illustrare, è un dato costante della sua poetica. Il visitatore percepisce un senso di sgomento e di spaesamento nel muoversi tra i lavori di Petra. Lo spettatore, sembra cercare una guida spirituale e fisica, ed ecco per i più fortunati, la stessa artista  ci conduce nell'enigmatico sentiero delle sue opere. Utilizza svariati materiali: tronchi di legno, pelle di animale e di serpente, carta, pezzi di legno (provenienti dalla sua terra), conchiglie marine, argilla viva, marmi, grandi fogli di carta (dove annota i pensieri di Pitagora, Senofonte, Anassimene, Talete, Archelao, Anassimandro), pietre artigianali, vetro, ferro, libri (Eneide), pietre marine, oggetti dell'artigianato napoletano. Si entra nella sala centrale, nel vivo dell'installazione, camminando su un pavimento di argilla viva, che inizia a perdere acqua e a sgretolarsi sotto i nostri piedi, un lavoro eseguito con legno, carta-contenitori d'uova, ferro, sfere, drappi di pelle animale e grandi conchiglie. Le due conchiglie sono legate alla tradizione popolare, al mito, e a significati simbolici pagani (amuleti) e cristiani. I viaggiatori in pellegrinaggio a Santiago, nel lungo cammino usavano ricamarsi una conchiglia nel mantello, in segno di protezione e di riconoscimento. Nelle sale adiacenti sono esposte una serie di fotografie ingrandite sfocate su pannelli e pareti, le foto non sono messe lì per casi, ma creano delle relazioni e accomunano cose lontano tra loro. I luoghi delle foto comunicano intimità e sentimenti collettivi e rappresentano un gioco di rimandi. Il percorso è fatto da pannelli, dove sono collocate stalattiti, corni e zanne di elefanti decorate come la tecnica dell'incisione a bulino, di colore bianco, che ricordano lavori artigianali dell'Europa orientale. Continuando, nell'ultima sala, c'è una sorta di aula come ci suggerisce la stessa Petra, una sorta di scenografia teatrale, mobili, sedie, pezzi di legno su struttura verticale, molto alta. Pietre marine appese con un filo di juta alla parete, un tavolo con vetro dove è poggiato un libro dell'Eneide, che evoca il mito antico, un sassolino e delle noci. Un contenitore dove è conservata una pelle di serpente, che rappresenta: rinascita, fecondità, ringiovanimento, trasformazione, forza vitale e ciclicità. Ritornando indietro, attraversando la sala con il pavimento di argilla, si arriva nell'ultima sala, dove "l'apparizione, il senso della presenza o il manifestarsi di qualcosa di sacro" si ripresenta. Grandi foto (fossili, conchiglie, zebra) sono collocate alle pareti, drappeggi con pelle di animali, un omaggio dell'artista al Cristo velato della Cappella Sansevero; ogni tipo di religiosità è costituita da una ierofania, e così l'artista dispone pietre (un ierofania delle pietre sacre) sul pavimento da lei realizzate coperte da un vetro. Camere d'aria con pelle di animali, dove i fori sono il punto di contatto tra l'anima e l'aria. Il concetto dell'anima, dello spirito, è magistralmente definito nella tesi del filosofo nolano Giordano Bruno (1548-1600), secondo cui: Tutte le cose hanno un'anima. La tesi fondamentale, frutto di considerazioni neoplatoniche, secondo cui, il principio che muove ogni cosa è lo spirito, in veste di " nocchiere" della nave ovvero di guida che dà l'intelligenza ai corpi, allora ogni ente terreno, sia esso animale, vegetale o minerale è dotato di questo spirito, di questa intelligenza. L'uomo è più consapevole del proprio spirito rispetto agli animali, gli animali ne sono più consapevoli rispetto ai vegetali, i vegetali lo sono più dei minerali. Infine, sul lato destro sono collocati a terra molti fogli che lo spettatore può leggere e portare con sé. Si tratta di disegni su carta con brevi testi di autori antichi studiosi della natura e degli elementi: acqua, terra, aria (Pitagora, Talete, Anassimene, Senofane, Archelao, Anassimandro). Tuttavia, quello che è sempre presente nei suoi lavori è il sostrato culturale della sua terra, nonostante, le sue peregrinazioni e la continua ricerca, Petra ritorna alle antiche tradizioni popolari, artigianali e arcaiche della Slovacchia. La sua poetica si nutre di tutto ciò, e trova la forza e la saggezza dai suoi avi. L'autore greco Senofane (c.570-480 a.c.) scrive: Tutto è della Terra e alla Terra tornerà alla fine. Questo breve concetto sembra riassumere tutto il lavoro e la poetica dell'artista

Petra Feriancova artista visuale nasce nel 1977 a Bratislava, in Slovacchia dove vive e lavora. Si è diplomata nel 2003 all'Accademia Belle Arti di Roma. Lavora da anni con testi, fotografie e installazioni. Vincitrice nel 2010 del Premio Oskar Cepan per giovani artisti visivi, organizzato dalla FCS Foundation for a Civil Society. Nel 2013 rappresenta la Repubblica della Slovacchia alla 55th Biennale di Venezia con il progetto "Still the Same Place".